Cose senza senso

 

Il bianco e nero del video non fa ben sperare, risuona più come preparatorio per un anatema. Che infatti arriva, per noi posteri per lo meno, che circa 40 anni dopo quest’ intervista ci sentiamo un po’ come i depositari di quella descrizione, rispettata completamente. Il non senso dello scrivere.

Il primissimo istinto è di vederci una sottile ironia di fondo ma questo corrisponde più ad un mio bisogno vitale perciò non si tratta di un’osservazione oggettiva. Preferisco intendere le parole di Pasolini come rivolte alla spiegazione di un non senso per chi allo scrivere dà invece senso, cioè il non senso dello scrivere in una società che non riconosce senso allo scrivere, per chi di scrittura vive o vorrebbe vivere. Detti utopisti.

Dunque non un non senso assoluto ma relativo. Relativo al mondo in cui ci tocca di stare. E parlo di giornalisti per esempio e vorrei riportare l’esempio di un famoso giornalista che descrive puntualmente la situazione del giornalismo italiano ma richiederebbe un post a parte. Giornalisti veri che onorano con il proprio lavoro lo scopo del giornalismo e che si oppongono agli altri, che fanno invece sfigurare l’ordine a cui appartengono vendendosi al soldo dello scoop o della propaganda. Ma anche scrittori per esempio. E poeti.

Perciò traslando il discorso di Pasolini al nostro oggi, un senso da costruire si intravede, eccome, anche profondo, in un contesto sociale che deve quotidianamente lottare per affermarsi come sano e consapevole. Riguardo il video alcune volte e mi convinco che volesse dire questo. Proprio lui artista dalle multiformi capacità, lui che seppur in circostanze tutt’ora non chiarite ha perso la vita per motivazioni che non prescindevano dall’essere scrittore. Se non ha senso questo…

6 Comments

  1. Andrea

    Bel reperto Vale! Sembrano passati secoli, non tanto per il bianco e nero quanto per le modalità di svolgimento dell’intervista, il modo diretto di domandare e rispondere.
    E la grande sintesi di Pasolini. Credo che le due categorie di motivazioni dello scrivere, quelle esteticheedonistichenarcisistichecarismatiche e quelle legate all’impegno civile siano universali. Poi, va da sè, solo i grandi riescono a coniugarle felicemente nella loro opera. Forse perchè coevo, mi viene in mente Giorgio Gaber.
    Resta il fatto che dire di dedicare la propria vita ad una cosa che non ha alcun senso è il massimo del narcisismo!

    • Caro Andrea, infatti! Il tentativo è quello di allontanarsi da un tipo di arte vuota, fine a se stessa, puramente estetica, inutile in definitiva. E Pasolini, grande provocatore nelle sue espressioni, così come Gaber mi sembrano proprio due esempi che ben rispettano questo tentativo. Certo non può mancare la ricerca del bello, così come di un appagamento nell’atto di fare arte, altrimenti si finisce nell’opposto e si perde di nuovo il senso. E’ una danza ed un percorso. Grazie per il riferimento a Gaber, lui sarà sicuramente protagonista di uno dei prossimi post! A presto.

      • Andrea

        A proposito dello scegliere di scrivere e della dicotomia vivere/scrivere l’intervista di Pasolini mi ha anche rammentato quanto diceva Charles Bukowski: “Non sei tu che scegli di scrivere, è lo scrivere che sceglie te”. Grazie a te Vale per i tuoi spunti davvero stimolanti.

        • Ecco, la tua citazione mi pare una sintesi perfetta per questo blog… E’ proprio così, difficile da spiegare eppure semplice da riconoscere. Grazie ancora, continua a donarci le tue riflessioni, (anche suggerimenti se vuoi) sempre profonde e graditissime. Alla prossima!

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