Sentinelle addormentate

Non si può dire che qui si grondi di poesia in senso stretto, eppure da un po’ mi ronza dentro questa storia; anzi questo racconto breve ultranoto agli appassionati. Ed evidentemente non agli altri, a quelli che senza saperlo si son serviti del titolo e del messaggio. Travisandolo, ribaltandolo.

“Sentinella” di Fredric Brown, piccolo (per via della lunghezza) capolavoro di fantascienza, studiato e preso a modello nei corsi di scrittura creativa e all’università. Ci richiama, o dovrebbe farlo, immediatamente ad altri tipi di sentinelle che hanno interessato l’informazione, poche settimane fa. “Le sentinelle in piedi” che hanno occupato le piazze di alcune delle nostre città, restando chi più chi meno in sordina, portavoce della propria battaglia.

Addentrarsi nella questione politica della faccenda sarebbe spinoso e, qui sì, quanto mai lontano dal senso del blog. Una cosa però mi ha particolarmente colpita: ho scoperto che questi gruppi si fregiano persino di un sito, organizzato di tutto punto, con tanto di appuntamenti con date, slogan, foto, video. Quanto impegno e quanta arte impiegati per una causa. Quante ore trascorse in altrettante piazze, che è vero, nella loro propaganda saranno pure un’ora pro capite ma che sommate insieme fanno chissà quanti giorni di una o più vite. Vite spese a combattere contro un alieno che poi scopri avere i tuoi stessi lineamenti, le tue stesse membra. Quella stessa paura.

E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante che tutti loro facevano, poi non si mosse più.

Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti col passare del tempo s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no…

In questo racconto dicevo, dov’è la poesia? In parte nei vocaboli che Brown usa, che sono forti e laceranti, che confesso mi piacciono molto. Ma anche nelle parole scelte per la traduzione, che non sarà perfettamente fedele allo spirito del racconto ma arriva. Forte. “Faceva d’ogni movimento un’agonia di fatica” è l’espressione che mi ha colpita più di tutte, trasmettendomi l’anima di quella lotta. Mi piace questo modo di utilizzare le parole, lo riconosco anche un po’ mio. E poi in questo scenario cupo sembrano non lasciare spazio all’immaginazione, mentre invece l’epilogo sarà un vero e proprio colpo di scena.

Un finale tutto da scoprire: bastano poche righe, una rapida discesa nel racconto come in una di quelle piazze affollate di sentinelle, a svelare chi sia davvero l’intruso, la specie da cui guardarsi.

Allargando quel senso stretto di cui dicevo, si ritrova molto lirismo in autori come Brown, a saperlo vedere. Nel tratto onirico che disegna nuovi mondi, altri da noi o più spesso gli stessi in cui abitiamo ma in completa inconsapevolezza. Che usurpiamo e riempiamo di mostri, per poi combatterli.

Ho immaginato la scena di una delle sentinelle in piedi con in mano il libro del racconto di Brown. Chissà leggendolo se si sarebbe riconosciuto. E in quale ruolo.

 

37H

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Fredric Brown – COSMOLINEA B-2

 

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