Tempismo e appuntamenti mancati

Quando si dice tempismo. Ho trovato un video di appena un paio di settimane fa che cade a pennello sulle riflessioni del mio ultimo post, che sono anche quelle più o meno manifeste di tanti altri tra i precedenti. Mi è arrivato, questo video, come una sorta di risposta alle domande che mi pongo sulla figura del poeta e in generale dell’intellettuale ed artista contemporaneo e che almeno con altrettanta frequenza, non trovano spunti di chiarimento per me soddisfacenti.

E che ci siano degli interrogativi è già un punto di partenza, come ben sottolinea il relatore della conferenza nell’estratto in questione. Lui è Simone Perotti, una sorta di amico-conoscente molto particolare; una persona assai ispirante, le cui gesta ce lo consegnano come uno fra i principali e più convinti propulsori del movimento italiano del downshifting, nonchè scrittore, navigante (non voglio usare skipper perchè è troppo poco poetico), solcatore indomito del mare come di ciascuno dei suoi sogni, al duro prezzo della coerenza e forse di anche una certa, e proprio per questo, solitudine.

Non mi addentro sulla sua figura poichè sarà facile per chi interessato trovare abbondante ed interessante materiale sul suo conto. Posso solo dire che avendolo conosciuto, piuttosto approfonditamente attraverso i suoi libri, il blog, le conferenze, e non è poco trattandosi di quel tipo di uomo la cui vita si rispecchia in quanto scrive e viceversa, e anche di persona, in un paio di occasioni, credo di poter parlare con cognizione di causa dicendo che Simone rappresenta proprio uno fra questi ultimi intellettuali, sulle cui caratteristiche lui stesso si interroga. Un riferimento di cui c’è assoluto bisogno e contemporaneamente enorme scarsità.

Che è poi la scarsità di contenuti e significati, di domande, del nostro stesso quotidiano ormai. Intellettuale che spesso io mi configuro come poeta, ma che può trovarsi in qualunque altra categoria dell’arte, di cui ho tratteggiato il mio profilo ideale nell’ultimo post, inventore del vivere e dello scrivere e che rivedo in Simone che possiede secondo me tante, se non tutte le caratteristiche di cui parlavo. Nella conferenza del video lui si esprime in maniera molto diretta sulla crisi della figura degli uomini di cultura con cui abbiamo invece a che fare, sul quasi ribaltamento dei loro valori e punti di riferimento, sull’incapacità cronica di porsi in maniera critica, di rottura se necessario, nei confronti di un sistema chiaramente malsano.

Un cambiamento drammatico dunque, un insieme di appuntamenti con la storia mancati, dove innanzitutto questa storia non si è più in grado di prevederla, anticiparla, persino in forma concreta, come dovrebbe saper fare con naturalezza l’artista vero. Inoltre l’intellettuale di oggi sembra assai a disagio nei propri panni, in abiti troppo ampi per il suo modesto sentire. Incapace di farsi domande serie e provocatorie, incapace di descrivere con il suo inequivocabile tocco la realtà che ha sotto il naso. A partire dall’incomprensibile vicino, via via allargandosi alla società nel suo insieme.

I nuovi Jean Paul Sartre, gli interpreti più acuti dei nostri tempi sono diventati gli uomini di mercato, della comunicazione, gli imprenditori e quelli che mercato ed economia fanno girare, o affondare; nemmeno più coloro che sul funzionamento di queste due realtà ci danno delucidazioni. E tutti noi contribuiamo a buttare input in quel calderone, a fornire altro materiale di cui sparlare per non dover parlare.

Si realizza allora la negativa previsione dei tempi in cui non saranno i poeti, cioè coloro che meglio di chiunque dovrebbero essere titolati a farlo, a parlare dei sentimenti, dell’amore e della cultura nel suo insieme ma gli uomini che più tutto maneggiano soldi, statistiche, imprese. Quando poi il tema del salotto letterario diventa fastidiosamente inconsistente, è evidente che qualcosa nel senso dell’essere intellettuale non sta per nulla funzionando.

Tra i paradossi di cui parla Simone nella conferenza c’è anche quello che fa riferimento al mare e alla pressochè totale mancanza di questo elemento nella letteratura italiana, da Virgilio in avanti. Che dire, siamo italiani, dunque abituati a vivere di paradossi: peccato che non si riesca più in questa congiuntura storica così critica a fare creazione con esso, che non si sappia usarlo per qualcuna delle innovazioni che ci ha reso celebri al mondo anche per la nostra arte di arrangiarci.

Legata a tutta la questione esiste però un aneddoto assai romantico, a rovescio della medaglia e di cui parlo volentieri sul mio blog. In un mio post di ormai qualche mese fa ho riportato una delle poesie del mio libro, Mediterranea, costruita sui due temi dei sogni e del mare, impianto ed ispirazione reciproca nei versi. Un componimento a cui sono più affezionata di altri e con cui ho preso l’abitudine di aprire i miei reading. Questa poesia la dedicai proprio a Simone quando andai a trovarlo in occasione della festa del varo dell’omonima, che è una nave e contemporaneamente una spedizione e un progetto nautico culturale-scientifico che si muove da mesi lungo le coste dei mari Mediterraneo, Nero e Rosso di cui lui è stato ideatore e realizzatore insieme ad altri. Tra le attività e i progetti che stanno sviluppando ci sono appunto incontri e conferenze con intellettuali, che si ritrovano, durante le tappe di questo viaggio, per riflettere sui delicati temi che interessano la nostra contemporaneità.

I due elementi del mare e dei sogni dunque ritornano, sono invece ben presenti nel mio cuore e nella mia ispirazione, il primo come elemento vitale, il secondo come perenne bussola del mio viaggio.

Ripensando oggi alla mia Mediterranea, mi sembra che il cerchio si chiuda. Ho sempre creduto che l’arte dovesse funzionare così, dal basso verso l’alto, dal dentro verso il fuori, dal piccolo all’enormemente grande. Il poetico ci fa ritornare indietro, ripartire dal materiale che abbiamo a disposizione in ogni momento, per quanto sotterrato sotto cumuli di fuliggine. Il nostro sentire.

Il video è a chiusura del post, sono poche manciate di minuti ottimamente spesi, vi sono tante idee assai importanti concentrate in alcuni pensieri. Con la solita tagliente affascinante profondità.

E’ un nuovo punto fermo, un ripartire da qui augurandoci che tutto quello che di nuovo si sta inventando, interpretando, scrivendo, suonando, dipingendo, creando per il teatro e per ogni altra forma di espressione, avrà comunque un suo significato, una potenza prima o poi esplosiva.

Considerando gli appuntamenti mancati un bel tempismo davvero.

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