Indignati speciali

Con oggi inauguro il primo post work in progress del mio blog. Proprio mentre ero intenta a scriverne una parte sono venuta a conoscenza di una notizia, penosa nel suo contenuto e perciò anche succosa, che mi ha permesso di procedere nella scrittura, quando mi si stava presentando un’ impasse.

Venerdì scorso 1 maggio, e questa è la parte bella, ho partecipato ad un seminario tenuto da Silvano Agosti dal titolo “Dall’impotenza alla creatività”. La giornata perfetta per chi si auspica di scovare nuove vie di uscita in ambito lavorativo, in un contesto ogni momento più complicato. Il primissimo fra tutti è proprio lui che lascia subito intendere che il lavoro più urgente da reinventare sia quello di fantasia e di coraggio. Una specie di genio dell’irriverenza. Lui regista, poeta, artista, libero pensatore, qualcuno assai difficile da definire senza fargli un torto.

Io in pratica ho passato più della metà del tempo del seminario a ridere di gusto, e lacrimare, il secondo atto conseguenza del primo: questo da solo mi varrebbe il biglietto del pomeriggio e della serata trascorsa, peraltro onestissimo. Silvano, come mi permetto di chiamarlo data la sua totale affabilità in merito, dà una serie di picconate ad alcune di quelle certezze, in verità sempre meno certezze, che spesso ci confermiamo allo specchio, dandoci ragione e grandi pacche sulle spalle. Quello realmente speculare rispetto alla maggioranza delle credenze e convinzioni sociali, umane e sentimentali diffuse però sono il suo pensiero e la sua azione.

Gli strumenti che usa sono piuttosto pericolosi e potenti: un sorriso dolce e a tratti zen che socchiude continuamente per lanciare le sue vigorose frecciate. Uno sguardo liquido e sempre amorevole, di chi riesce a rimanere presente nell’urgenza del momento pur astraendosi e non lasciandosi sopraffare dagli interrogativi insistenti ed increduli di chi gli sta di fronte.

Ascoltarlo rappresenta un balsamo per l’anima ed insieme un elettroshock emotivo, sul modello a mali estremi estremi rimedi: sarebbe forse il caso di assumerlo a piccole dosi di tanto in tanto per farsi un po’ la bocca prima. Secondo me i suoi lavori sono consigliatissimi, indispensabili elementi nel prontuario esistenziale di chiunque. La poesia vera comunque la fa lui, parlando dell’essere umano, entità per sua natura indominabile e dunque occultata sotto le mentite spoglie delle più varie etichette.

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Il culmine dell’intervento credo per me sia stato quando ha raccontato della sua richiesta agli uffici preposti dell’Unesco di inserire l’essere umano tra i suoi patrimoni. Quando ci informa della risposta, data diverso tempo dopo, negativa poichè il soggetto non risulta presente nelle liste, seguono sonore risate ma soprattutto profonde riflessioni. Ci sarebbe da ridere o da piangere?

Davvero non lo so, mi sento per un attimo in bilico sul nulla. Per fortuna quella che sembra essere una parodia, continua sui nostri canali e mi aiuta nella risposta: è già più o meno sotto gli occhi di tutti la geniale pubblicità ideata da De Agostini Editore ed affissa sugli autobus milanesi e romani. Un vergognoso insulto alle donne ovviamente e, in maniera anche più sottile, agli uomini. Per chi volesse saperne di più e magari contribuire in indignazione con una firma, questo il link https://www.change.org/p/de-agostini-editore-chieda-scusa-alle-donne?recruiter=86521095&utm_source=share_ùpetition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_facebook_responsive&utm_term=des-lg-no_src-no_msg 

Da un lato ringrazio per l’aggiornamento che mi viene fatto: un tantino mi occupo anch’io di parola e delle sue funzioni e credevo che più nessuno al mondo usasse espressioni tipo “tenersi un marito” o “sistemarsi”. Vederla siglata con tanto di immagine che se possibile la supera in idiozia, uscita dalle mani e dall’ingegno di un sicuramente brillantissimo pubblicitario, probabile master in qualcosa, mi lascia atterrita.

Ritorno allora alle parole di Silvano Agosti quando spiega, oltre al resto, le sue convinzioni sull’amore, sull’innamoramento, lo stare insieme e la sessualità; quale sia secondo lui quella forma di sottile ma letale umiliazione che si innesca inevitabilmente nelle coppie. Andrebbe ascoltato attentamente, meticolosamente, oltre alle probabili reazioni di sdegno o risata isterica iniziale che tende a suscitare. Andrebbe ascoltato se non altro perchè lui quel tipo di scelta la ha abbracciata del tutto, l’ha sposata, ecco, lei sì, e ne ha fatto una sorta di mission. Seriamente e fino in fondo, come spesso proprio non succede al suo rovescio. Finchè morte non ci separi rintocca per davvero e per qualcuno come un mantra nefasto.

Dobbiamo ricominciare ad occuparci di parole, a fare attenzione a quando e come le usiamo, e io mi infilo in cima alla lista: cosa significano espressioni come “tenersi un marito”? E’ davvero possibile che una persona, qualunque sia il suo ruolo umano e sociale possa tenerne un’altra, nell’accezione qui intesa?

Ed eccomi anch’io alla mia personale proposta quotidiana: smettere di usare certi vocaboli ed insiemi di questi che sono diretta conseguenza di malsane abitudini mentali e diventano immediatamente causa di nuove e più radicate. Il pensiero crea, la parola è il principale e più sottile veicolo di una cultura. Certo, queste stesse sono ovvietà, andrebbero eliminate ma non dopo averle ripetute ancora una volta.

E poi in seconda battuta e come sempre, lasciare spazio alla poesia: lo strumento che può aiutarci, può raccontarci di noi quando siamo noi a pensare di farlo; soprattutto può renderci più belli, semplicemente belli e nient’altro, quando stiamo camminando un po’ troppo affossati nella bruttura quotidiana, pur essendo creature meravigliose ed uniche come ci ricorda Silvano.

Oggi mi sento un’indignata speciale e so di non essere l’unica e che anzi siamo una fiumana a cui non sono la volontà, e quella creatività che scaturisce dall’impotenza, a mancare ma semplicemente, a volte, un po’ di sano vocabolario.

Per noi che siamo cielo, tramonto e firmamento e altro ancora, e per tutto l’amore di cui siamo capaci. Non bastano vuoti sproloqui, serve una poesia come questa.

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BREVE SONETTO D’AMORE

 

Sono tuo, come tue possono essere
Le ricchezze lontane dell’universo:
il cielo, i tramonti, i limpidi firmamenti,
e se non del cielo hai bisogno, ma di un soffitto
non posso essere io,
cercalo altrove:
innumerevoli sono le piccolezze del mondo
che sanno consolare gli afflitti
più di ogni vastità.
Ma, nel rispetto del mio amore per te,
posso essere solo ciò che sono:
un tuo magnifico cielo
un tramonto ogni volta diverso
un firmamento limpido di sogni.

(Silvano Agosti – tratto da Nel ventre pigro della notte)

 

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