Metti una buona parola

Un po’ di auto-celebrazione di tanto in tanto non guasta. Che arriva puntualmente da dove non l’avevi cercata, dove stavi cercando altro, tipo occasioni, contatti, collaborazioni, tutto quanto ti permetta di avere la testa sopra l’acqua mantenendo viva ed in buona salute prima di tutto proprio lei, la passione per la poesia.

Eh già, di poesia non si vive, nè molto meno, lo chiarisco per quei pochi a cui eventualmente fosse rimasto il dubbio. Casomai si rischia di morirci, un po’ per lo struggimento che ti assale assai spesso per permetterti di comporre e dunque rimanere nella categoria, un po’ perchè questa è una sorta di figlia adolescente tosta e dalle mille sfaccettature: ti riempie le giornate e la vita, non c’è più cosa che tu faccia senza pensare a lei ma mantenerla è piuttosto impegnativo, da tutti i punti di vista.

Ed ecco che proprio in uno di questi momenti di creazione di occasioni, lo conosco e gli chiedo una recensione al mio libro di poesie, previa attenta e critica lettura. Richiesta che lui coglie al volo e con grande sportività.

Riporto allora testualmente le sue parole, comprese le maiuscole e la punteggiatura:

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Valentina Perucca! Finalmente una nuova poetessa dallo stile impregnato di un ERMETISMO STELLARE POSTMODERNO tra le pieghe imperfette del perfetto!

………..diventa sempre più improbabile incrociare una poetessa così, per cui, dopo aver letto d’un fiato DI VERSI AMORI ho accettato al volo l’invito di Valentina ad una mia recensione.

PRONTI…..VIA…….parto da me: poichè la comprensione dei miei romanzi è territorio delle EMOZIONI piuttosto che della facoltà di ragionamento, queste sono le EMOZIONI che mi sono vibrate dentro, che mi hanno travolto leggendo DI VERSI AMORI…

…..L’autrice traccia i suoi versi con fare dolce e platonico….ma ecco che all’improvviso il suo eros diventa irriverente e spregiudicato, ma mai volgare, per cui Davvero Intrigante!

I suoi versi sono schizzi di colore sulla tela della vita e arrivano al lettore come una sciabolata di luce sulle tenebre del caos che ci avvolge. E lei, Valentina, persa nelle vibrazioni dell’anima e della pelle, scava con le unghie nel profondo dei desideri e delle passioni, oltre la gioia ed il dolore, verso il mistero del tempo fuggente e della morte, nel senso del non senso. Ogni parola d’amore prende spunto dalla carne e diventa poesia, poi la poesia torna alla carne e la carne ancora alla poesia…..all’infinito…come il moto perpetuo della ruota dell’universo.

Cito un suo verso, per me grandioso:

…..SIAMO PIU’ PERDUTI CHE SOLI….

(da IL RE DEI MESI pag. 52)

…in questo semplice verso, ho capito tutto il pathos e la grandezza di un’artista unica. E ho percepito il suo desiderio intimo, in bilico tra sogno e realtà,tra pelle e anima, di donarsi alla poesia….. come se Valentina volesse lanciare un messaggio a tutti noi, in versi naturalmente:

Chi teme l’amore

per la paura di soffrire

si ricordi che

si può ballare anche all’Inferno!

Un libro per intellettuali ma anche per gente “normale”, per madri e padri di famiglia, per i loro figli, per poeti e non, per chi ha perso i sogni e vuole ritrovarli.

Un’occasione per sentire l’amore che è in ognuno di noi. Perchè tutti noi siamo innamorati dell’amore!”

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I versi verso il fondo non sono miei, immagino suoi: mutuano un certo mare di cui parlo dove si può ballare e ballare, dove ci si ritrova un po’ tutti, chi con i sogni perduti, chi si ostina a non abbandonarli.

Certo qualunque recensione di simile tenore farebbe piacere; questa sinceramente di più poichè lui non è semplicemente un amatore o un appassionato del genere. Lui si chiama Ermanno Capelli ed è uno scrittore ma soprattutto è ed è stato paroliere di Mina, dei Dik Dik, di Tiziana Rivale, di Claudia Mori e altri.

Incontrarlo ha significato un tuffo al cuore ed un salto indietro nel tempo. Per me che da ragazzina, tra le varie fasi del sogno di cosa fare da grande, e come chiunque ne ho coltivati almeno una mezza dozzina, ho vissuto quella di essere paroliere. Sì proprio paroliere, questo termine e non altri, con il riferimento di Mogol su tutti. Così quando mi veniva chiesto: cosa ti piacerebbe fare da grande? Io, in quella fase rispondevo: il paroliere. E lei/lui: che cosa? Ed io: sì, il paroliere, quello che compone testi di canzoni per altri, sai come Mogol. Ah ok.

Questa è una professione che è ancora capace di esercitare autentico fascino su di me, restituirmi il sapore di qualcosa di antico, di perduto perciò di sacrale; si colloca nel mio immaginario al margine di un mondo il cui cambiamento selvaggio non ne potrebbe più quasi permettere l’esistenza.

Non solo, questi elementi si mescolano ad un altro. Posso qui svelare senza vergogna che nel mio mp3 di fiducia e di assalto ho anche canzoni di Sandro Giacobbe, che non è un personaggio biblico ma un cantautore in voga sopratutto tra gli anni ’70 ed ’80 quando cioè io non ero nemmeno nata o a mala pena mi apprestavo a farlo.

Lui ed altri, che non cito poichè per oggi è sufficiente, per me sono rappresentanti importanti di quel sapore melodico e romantico, a tratti persino un po’ agée che io tanto amo e che continuo a portarmi appresso e a farne tesoro per le mie composizioni e nella comprensione di quelle altrui.

Poi soprattutto certe canzoni appartenenti al genere a me commuovono, come ci ricorda l’etimologia del termine, mi muovono qualcosa dentro, si muovono con me, al mio ritmo, come altri generi musicali non fanno per nulla. Cullano la mia malinconia, un po’ legittimandola, un po’ trasformandola da arida a fertile.

Non è una colpa, certamente, sono gusti, diverse sensibilità, capacità e voglia di leggere tra le note e le parole. Come per Ermanno, anche per me la comprensione è territorio di emozioni più che del ragionamento.

Dunque questa recensione mi ha fatto davvero piacere perchè ha circoscritto alcuni aspetti fondamentali della mia poesia e del come io arrivi a comporla. Grazie allora per queste parole positive, profonde, centrate, umane! Grazie perchè soprattutto mi regalano un mio ritratto che posso osservare da fuori, mi permettono di vedermi come da sola non potrei fare.

Sono solo parole ma per chi e grazie a queste vive, ama, scopre, gioca e tanto altro, sono proprio tutto un mondo.

 

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