Divinamente

Qualche settimana fa, tramite il mirabile mezzo del couchsurfing, ho ospitato a casa mia per alcune notti un ragazzo italiano di passaggio a Torino per realizzare un suo spettacolo: lui, Vanni de Luca, è un giovane mentalista, termine affascinante che così su due piedi solitamente suona un po’ strano come difficile è spiegare nel dettaglio quale sia il suo compito e l’intento preciso.

Il mentalista in sostanza ed in generale è una sorta di illusionista che, come lui, utilizza tecniche che favoriscono la lettura nella mente delle persone presenti e che si prestano per l’esecuzione di determinati esercizi. Da ciò che mi pare di aver capito le abilità che vengono messe in pratica durante un’ esibizione, e non solo, sono numerose e vanno dall’ipnosi alla telepatia, sempre a partire da un’analisi e uno studio accurato del cervello.

Gli incomprensibili ed infiniti meccanismi della mente umana ed i suoi recessi esercitano su di me fascino come poche altre cose perciò mi sono lanciata alla ricerca di interrogativi piú approfonditi e che mi aiutassero a placare un po’di curiosità. E devo dire uscendone indenne.

Avere di fronte un mentalista ti rende dapprima guardinga perchè hai l’impressione che non lasci mai nulla al caso e che ciascuno dei tuoi atteggiamenti, per quanto insignificante, verrà messo al vaglio ed immagazzinato come materia di studio. Ma poi, appena ho capito di aver scongiurato il pericolo di venire ipnotizzata nel tentativo di scucirmi chissà quali informazioni, mi sono rilassata dedicandomi ad apprezzarne nient’altro che la persona e la sua arte.

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Vanni è un ragazzo del tutto normale. La sua straordinarietà semmai sta nel fatto di essere dotato di grande gentilezza ed ironia, come in quello di compiere operazioni eccezionali per un uomo, quali regalare fiori e cucinare.

Andando al suo operato, non mi sono fatta certo mancare uno spettacolo dal vivo con l’idea malsana di sgamare qualche elemento incongruente che mi aiutasse ad afferrarne il vero significato nascosto. Invece sono rimasta semplicemente ammirata. Innanzitutto perchè lui ha elaborato ed inventato un personalissimo numero di mentalismo utilizzando niente poco di meno che il sommo poeta, il nostrano Dante Alighieri con la sua Divina Commedia.

Notevole già di per sè questa scelta, perchè anche Vanni durante gli anni scolastici ha amato ed apprezzato il sommo all’incirca come tutti, chi più chi meno all’epoca, ovvero come si apprezza una stufa spenta d’inverno in una stanza gelata. Per fortuna il cammin di nostra vita è arduo e doloroso ma sempre ricco di nuove possibilità e risorse. Perciò il nostro, riscopertone l’antico ed inimitabile valore quasi per caso durante un’esibizione, ha poi deciso di farlo rivivere in una sua creazione davvero unica, bella a vedersi e sentirsi.

Questa, intitolata “Le meraviglie multiple”, mette insieme la declamazione di un intero canto dell’Inferno, a partire da un verso scelto da uno spettatore, con la risoluzione del cubo di Rubik, mescolato da una persona del pubblico e con la creazione di calcoli complessi sulla base di un numero di due cifre scelto anche qui da una persona a caso tra i presenti. Il tutto viene realizzato contemporaneamente e nello stesso lasso di tempo, con armonia, precisione, eleganza, rapidità e senza smettere di sorridere.

Le meraviglie poi si amplificano e diversificano grazie ad altri numeri, a seconda della serata, della location e della creatività di Vanni che ama anche scorrazzare con grande energia qua e là per l’Italia e fuori, per portare in tour la sua arte.

Quando mi informo meglio per carpire dettagli e spiegazioni più approfondite mi racconta che la sua interpretazione e pratica del mentalismo e di conseguenza le sue performance, sono frutto del lavoro e dello studio sviluppato e maturato in anni, a partire dalla semi-dimenticata figura di Harry Kahne, mentalista che circa un secolo fa incantava pubblico e critica realizzando numeri di inspiegabile maestria. Tra questi, scrivere contemporaneamente cinque frasi diverse su altrettante lavagne utilizzando mani, piedi e bocca.

Vanni ha dunque ripreso per quanto possibile quel lascito per riadattarlo ed applicarlo al proprio estro e a gli strumenti con cui più ama lavorare e che più sente nelle proprie corde. L’esito è sorprendente: un insieme di abilità, soprattutto in considerazione della sua giovane età, che mi sento di dire non possono aver nulla da invidiare a quelle del suo maestro.

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Se c’è un aspetto autenticamente magico in tutto ciò è la concretezza del lavoro di Vanni, fatto di duro ed accanito studio ed esercitazioni serrate e continue in grado di conferirgli una prodigiosa memoria e una granitica concentrazione. Il trucco in questo caso c’è, si vede e trasuda: tantissimo olio di gomito, di quello extra-vergine. Un distillato di passione e poesia.

Su quest’ultimo campo è stato un piacere conoscersi come ora ci congediamo: non posso che raccomandarvi di restare sintonizzati sulle meraviglie di Vanni di cui sono sicura sentiremo ancora parlare e rispetto a cui ne vedremo delle belle, cosa che naturalmente gli auguro di cuore.

Per quanto mi riguarda e per quello che Vale poi, quale occasione migliore di andare ai versi di Dante e alla loro ineguagliata eredità in Italia e nel mondo. Dopo qualche ripensamento, sono pur sempre tanti anni che non ritorno seriamente sulla Divina Commedia, ho scelto, ancora dalla cantica dell’Inferno, due terzine del V canto, fra le più famose, citate ed ispiranti di tutta la storia della poesia.

Versi che raccontano, neanche a dirsi, di un amore, e della sua irrealizzabilità: i protagonisti sono Paolo e Francesca. I due, travolti in vita da un’illecita passione, in morte lo saranno dalla simbolica ed eterna tempesta, condannati nel girone dei lussuriosi e a soffrire senza tregua, pur sempre cercando un inestricabile abbraccio.

Ritrovando nella vicenda simili significati, le meraviglie si moltiplicano ulteriormente.

 

[…]

Amor, ch’al cor gentil ratto si apprende, 

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

[…]

(Dante Alighieri – Divina Commedia)

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2 Comments

  1. Vanni De Luca

    Cara Valentina,
    avere spettatori come te si rivela sempre una grande soddisfazione.
    Questo perché il viaggio che cerco di far compiere al pubblico in quei pochi minuti di spettacolo, viene conservato nel cuore con un’abilità simile al simmetrico gioco di due mani che si incontrano nel tentativo di afferrare una farfalla; abbastanza rapido da poterla trattenere, e altrettanto dolce da non farle male.

    Da quel momento, dentro quelle mani potrebbe accadere di tutto.
    Invece la cura amorevole con cui hai cullato i sentimenti colti durante lo spettacolo, li ha scaldati, trasformati e resi meravigliosamente fruibili per il pubblico che ti legge, e fra questi, ora, mi ci ritrovo io, con enorme commozione.

    Spero di rivederti presto e di poter partecipare alle tue letture.

    Un abbraccio.
    Vanni.

    • Caro Vanni, penso che quando l’arte si manifesta con il cuore, sparisca il confine tra artista e pubblico. Il piacere e l’emozione sono sempre reciproche ed è come se la comunicazione si spostasse su un altro livello. Continua così e sei il benvenuto quando vuoi ad una mia presentazione. Un abbraccio enorme!

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