(Star) War is over

Che la forza sia con te è un’espressione che mi lascia un po’ perplessa, così come l’intera saga di Guerre Stellari che di questa ha fatto la sua bandiera e sintesi, anche grazie all’ultimo capitolo ora nelle sale cinematografiche.

Non so se sia dunque legato al genere che non esercita particolare fascino su di me ma è un incoraggiamento che trovo stonato, e non mi verrebbe mai da usarlo con le persone che amo e non perchè io non sia naturalmente portata a fare il tifo per loro qualora, e a volte anche senza che, mi si chieda un consiglio o del sostegno. Allo stesso modo la sentirei inappropriata e fuori luogo se qualcuno la rivolgesse a me.

Esperienza e curiosità mi suggeriscono che la forza sia piuttosto facile usarla, molto meno possederla; ostentarla ed abusarne diventa spesso più immediato e meritevole rispetto a custodirla in profondità e farsene portatori sani. Confonderla e sostituirla con la violenza è un attimo, in un’epoca in cui da questa siamo sopraffatti, che sia delle immagini, verbale o fisica, spesso tanto più grave perchè sottile o sottilmente imposta.

Ci sono poi uomini e donne che con un certo bagaglio di vita e la sensibilità da qui scaturita, hanno invece imparato ad usare ad arte, in ogni senso, strumenti portentosi come le parole, affinandole come armi insostituibili del vivere. Arrivando a stordire ed impressionare non attraverso la forma ma semmai con i contenuti. Che sono ideali altissimi trasformati in azione.

Oggi in particolare sto pensando ad un certo John, capelli lunghi e occhiali inforcati in quelle foto tra le più diffuse che su di lui si trovano. John che ha fatto della sua intera esistenza un inno alla pace, alla giustizia e all’uguaglianza per i suoi simili e cari, molte volte sfruttati, talvolta uccisi, in ogni caso sempre più deboli e alla mercè degli appetiti di qualcun altro accomodato nella stanza dei bottoni a dirigere forse un losco interesse, a concludere un affare.

Un leader carismatico e scomodo, una voce che tuona fuori dal coro e che proprio nell’immagine del tuono troverà una delle trasposizioni legate alla sua persona; sempre un po’ troppo in alto rispetto alla mediocrità del silenzio, dell’indifferenza o dell’usurpazione.

John morirà l’otto dicembre, ucciso da un male oscuro, che sicuramente affonda le origini nella densità e nel travaglio della sua vicenda personale. Una storia di forza vera e granitica, come una sorgente che sconvolge la roccia, in segreto e lavorando ogni istante per cambiare le sorti di una condizione statica, persino predefinita.

Lui è John Trudell, nel nome e in diversi aspetti, tra cui appunto il giorno della morte, in maniera singolare legato ad un altro John, decisamente più famoso di questo, che ha segnato non poco l’immaginario di tanti di noi, John Lennon.

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Trudell, originario del Nebraska, appartenente all’etnia sioux-santee, è stato un attivista dei diritti delle minoranze native americane di cui era membro ed ha raccontato la sua intera esistenza attraverso gli atti di una rivoluzione: quella contro la segregazione a cui il suo gruppo di appartenenza era destinato. Nato nel 1946, arruolato e decorato per la guerra in Vietnam, abbraccerà l’impegno civile a partire dalla storica occupazione dell’isola di Alcatraz per combattere insieme ai compagni contro le usurpazioni patite dalle popolazioni indigene.

Per la denuncia trasversale e senza mezzi termini che Trudell, in seguito diventato presidente dell’ Aim – American Indian Movement – farà del sistema di violenza, sfruttamento e sottomissione operato dai bianchi nei loro confronti, finirà nel mirino e nel libro nero dell’Fbi come uno degli individui più pericolosi della sua comunità, tanto da fargli decidere di sterminare la sua famiglia: la moglie incinta, i loro tre figli e la suocera per mezzo di un incendio appiccato da ignoti alla loro casa. La vicenda sarà insabbiata senza trovare mai veramente giustizia e ridurrà John ad un uomo devastato anche se non sconfitto.

La militanza lascerà il posto ad un altro tipo di parola e di espressività, raffinata nella fucina del dolore e della dignità, della certezza della propria battaglia, della sacralità di un’idea che si è fatta spazio per generazioni di abusi e di ingiustizie, come di un corpo e di un territorio. Trudell darà libero sfogo alla poesia, alla musica e all’arte, producendo ben sedici album mantenendo nel frattempo ininterrotta la versificazione e lo studio della contaminazione tra i linguaggi della tradizione e quelli del blues, ottenendo plauso e riconoscimenti anche da parte di altri poderosi artisti come Bob Dylan.

Fedele fino alla fine dei suoi giorni alla causa dell’orgoglio pellerossa, egli non vorrà mai mediare rispetto alla convinzione delle proprie posizioni, nemmeno con i compagni del suo movimento. La narrazione della sua vita, eccezionale dal punto di vista umano come da quello artistico, non riceverà il giusto clamore e la giusta ribalta, forse portandosi addosso il peso e la colpa di rappresentare una missione poco roboante, impossibile da ingabbiare in un interesse più fruibile e commerciale.

Dunque all’interno della vicenda si individuano da una parte la forza che lascia il posto al sopruso, a fronte di uno spirito indomito come l’eredità di un popolo e l’alchimia di antenati che hanno certamente trovato le modalità per sorreggere John nella travolgente corsa di un’esistenza che soltanto una lunga malattia potrà interrompere.

E’ questa la storia più bella e commuovente di cui sono venuta a conoscenza nell’ultimo periodo, in seguito alla morte del protagonista, avvenuta appunto questo dicembre: un auspicio portentoso ed incoraggiante per il mio Natale, una poesia incarnata in parole scritte con il sangue. Tra quelle invece propriamente in versi riporto qui le stesse che ho trovato in uno degli articoli dedicati a Trudell perchè mi sembra un tributo quanto meno doveroso. Sono semplici, laceranti e tese, forti nel senso compiuto, sono una freccia scoccata allo stomaco e a me hanno fatto bene anche per questo.

L’alternativa a cui avevo pensato era inserire qui una tra le più famose canzoni di sempre del suo omonimo, l’altro John, dedicata agli esseri umani e alla pace, intesa nelle sue varie declinazioni: immaginando l’avessero già fatto in molti mi sono preoccupata allora semplicemente del messaggio e dell’augurio che potessero scaturirne. Che sono forse i migliori che si possano dare e ricevere per un Natale. War is over.

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L’invasore dà inizio alla sua purificazione invernale

con il Natale

dice che è per onorare Cristo

che egli ha ucciso, il principe della pace

è ora onorato con il sacrificio degli alberi

gli assassini con le loro asce ti ammazzano parente mio

e poi ti elettrificheranno con luci e decorazioni

… la felicità degli invasori sembra senza profondità

il loro Natale è solo il dono dei regali e l’uccisione degli alberi

la pace condivisa è perduta nel vendere e nel comprare

per loro vi è sempre un prezzo

e questo è quello che pagano per il tuo inutile sacrificio…

(John Trudell – Stickman. Poesie e canzoni dall’anima di un guerriero santee)

2 Comments

  1. veronica

    è sempre un piacere leggere i tuoi articoli Vale e seguire il tuo blog, ogni tanto lascio un commento dove anch’io voglio lasciare un messaggio d’inchiostro e sentimenti….e qui ci sta tutto, la guerra è over, la saga star war è over e non se ne può più di queste americanate che inneggiano comunque alla guerra a quanto pare in tutte le galassie e infine è stato bello leggere la storia di questo John meno conosciuto del suo indimenticabile omonimo ma altrettanto combattivo, appunto di quella combattività costruttiva e non distruttiva come vogliono farci credere sia giusto…..già da scuola “e se i compagni ti insultano o ti prendono in giro o ti picchiano, non dirlo alla maestra ma fallo anche tu più forte impara a difenderti piccolo mio” e queste sono parole sentite dalle orecchie che mi ritrovo incollate alla capoccetta…..che disastro, che esempio, che insegnamento….mangia prima di essere mangiato, inganna prima di essere ingannato a tua volta, uccidi……prima di essere ucciso…..la mia consolazione, forza, convinzione, preghiera è che persone come John non siano morte invano, che altre seguano i tanti esempi di vita spesa per il bene dell’umanità e per le cause quelle giuste che meritano la guerra fatta di azioni costruttive e parole taglienti come lame, si la mia forza è questo che se ne parli, che se ne discuta, che il vero virus che possa colpire l’umanità sia la consapevolezza che la vita è una e unica e non possiamo imbruttirla cosi come si sta facendo…..la mia forza sarà un giorno trasmettere questi pensieri e questi valori ai miei figli, cosicchè dove potrei aver sbagliato io non possano farlo loro

    • Cara Veronica, grazie per le tue parole che arrivano proprio in un giorno giusto per concederci di riflettere più profondamente sul senso della condivisione, dei valori, del rispetto. Ed è difficilissimo secondo me proprio perchè siamo subissati da messaggi ed immagini spesso disoneste e che soprattutto non ci appartengono affatto. A me per esempio proprio il fatto di avere un blog ha fatto capire il valore e la potenza delle parole, quanto realmente incidono nelle nostre vite, quanto possono deformarle, così come migliorarle, abbellirle. Mi piacerebbe semplicemente far riflettere un po’ su questo per esempio. Ti ringrazio per avere colto lo spunto e spero tu voglia continuare a farlo tutte le volte che ne sentirai il bisogno. Un abbraccio!

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