Diavolo d’un libro

Amore: parola inventata dai poeti per far rima con cuore.

Quello che potrebbe sembrare il ritornello dell’ultima hit musicale in salsa rap è invece una definizione risalente addirittura al 1911, anno di pubblicazione nella sua veste definitiva del “Dizionario del diavolo”, un’irresistibile carrellata di enunciazioni dal sapore amaro e dal valore attualissimo.

Questo libro mi ha attratta per il titolo che ai miei occhi sembrava promettere un contenuto ed una narrazione a cavallo tra il filosofico-teologico e l’esoterico misto a elementi di para o semi-psicologia: quando ne ho scorso le pagine e ho realizzato che si trattava di un dizionario a tutti gli effetti sono rimasta un po’ delusa.

Fino a quando mi sono addentrata a leggere tra le pagine. E lì è iniziato il vero divertimento.

Dunque, se cadere sull’amore è sempre facile ed inevitabile, per via della postazione che la materia mantiene sul podio tanto nel cuore come nella prima lettera dell’alfabeto, almeno per noi italiani, scivolando allora alla lettera B, ecco che mi imbatto nella voce bigamia che recita così: errore nel valutare i propri gusti che il senno di poi punirà con una pena chiamata trigamia. O bigotto: chi resta ostinatamente fedele ad un’opinione che non condividete. E via via l’ascesa al sarcasmo si fa sempre più ardua e gustosa.

Dizionario del diavolo rappresenta un compendio di rara saggezza che si sviluppa da lontano, da una gestazione di circa quarant’anni passando per alcuni battesimi mancati tra cui Dizionario comico, Dizionario del demonio, Dizionario del cinico, fino ad arrivare ad essere per un periodo anche una versione rivista e corretta della lingua americana per antonomasia, il tutto per mano del suo autore Ambrose Bierce, giornalista, aforista e scrittore statunitense.

Ed era in quest’ultimo atto dove già si coglieva il primo e più chiaro intento di Bierce di realizzare un vero e proprio lavoro di correzione della lingua: avvalendosi di una carica di cinismo, di azione dissacrante e volontà di sovvertimento uniche e senza sconti, l’autore dà alla luce un libro che sa di rivoluzionario. Il bersaglio eletto di quest’opera estrema e fine allo stesso tempo è infatti la società americana dell’ultimo Ottocento, declinata e fotografata nei suoi aspetti religiosi, politici e della comune morale e i suoi costumi, tutti quanti ammantati di irrimediabile ipocrisia, ingiustizia e vaniloquio.

Dalla ricca prefazione al Dizionario dal titolo già di per sè seducente “Una antropologia qualunquista” di Guido Almansi si legge:

[…] Le parole, ah, quelle poi, arroccate nel vocabolario, fonte screditata di ogni nefandezza, le parole fingono di essere strumenti di comunicazione mentre sono in realtà organi di mistificazione. Ogni nuova voce che si insinua in un già corrotto dizionario per arricchirne la fraudolenza purulenta aggiunge nuove ipotesi di inganno, di gabbo, di imbroglio alla nostra lingua mendace. L’uomo non è un animale culturale: è un animale culturalmente perverso che non ha sempre bisogno di mentire perchè la lingua che adopera ha già mentito per lui. La parte innocente dell’uomo, invece di inventare nuove menzogne, si accontenta di quelle già esistenti nel vocabolario. Quindi, o è la parola stessa che mente, o è l’uomo che adopera la parola in maniera menzognera. Tutto è menzogna: non solo la letteratura, l’arte, la cultura, la religione, la legge, ma qualsivoglia pratica del discorso. Ogni volta che noi adoperiamo il linguaggio, noi accediamo al suo immenso archivio di prevaricazioni; consultiamo il suo ricco repertorio di manovre ingannevoli […]

Il lavoro di Bierce si insinua in questo sciagurato orizzonte popolato da manipolatori del vocabolo per realizzare un’opera di demoniaca bellezza: dalla sua voce sempre sagomata dalla rabbia e dalla ferocia del giudizio esce fuori un Dizionario di sconvolgente attualità e ampiezza di visione. In pratica ibeffardo progetto dell’autore di operare una correzione al nucleo della lingua si compie attraverso continue antifrasi, rovesciamenti, giochi di parole e capovolgimenti paradossali che vanno a colpire al cuore un repertorio di vocaboli che, secondo lo stesso, è creato e mantenuto per occultare la verità.

Ma qui è dove la realtà finisce per superare la fantasia e la grandezza dell’autore si manifesta completamente nel riuscire a tracciare un nuovo mondo che sembra più sincero e fedele al vero del primo, per quanto sia spiacevole ammetterne la bruttura e l’ostilità.

Scorrendo le pagine ne escono da ogni lettera definizioni che sono autentiche perle; elencandone alcune senza soluzione di continuità tra le tante che mi hanno particolarmente colpita si trova:

  • cinico: mascalzone che, a causa di un difetto alla vista, vede le cose come realmente sono e non come dovrebbero essere. Di qui l’abitudine diffusa fra gli Sciti di strappare gli occhi al cinico per migliorarne la visione;
  • diplomazia: l’arte e il dovere di mentire per il proprio paese;
  • gabbare: assicurare gli elettori che, una volta eletti, non si ruberà;
  • governo: un moderno Crono che divora i propri figli;
  • matto: affetto da un alto grado di indipendenza intellettuale; non conforme ai modelli di pensiero, parola e azione, che la maggioranza ricava dallo studio di se stessa. In poche parole, diverso dagli altri;
  • pace: nel diritto internazionale, si definisce così un periodo di inganni reciproci compreso fra due fasi di combattimento aperto;
  • rima: accordo sonoro posto alla fine di versi per lo più bruttissimi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E via di questo passo e tono, in una campionatura di tempestosa lucidità, di definizioni che suonano una più azzeccata dell’altra.

Durante e dopo la lettura di Dizionario del diavolo si rischia di rimanere per un po’ con un peso sullo stomaco, come la cena non digerita prima di coricarsi e le immagini che arrivano negli incubi notturni sono inquietanti ma hanno quell’amaro sapore di vita vera e conosciuta, che a volte capita di ritrovarsi accanto anche al mattino seguente. D’altra parte l’intera esistenza di Bierce fu vissuta all’insegna del limite e del paradosso, e la genialità della lingua che seppe creare in quel solco diventerà anticipatrice dello stile grottesco e dal genere letterario che ne nascerà in seguito.

Attraverso la sua influenza e caratterizzazione ci sono arrivate le sfumature dissacranti di autori ed artisti quali Ernest Hemingway, Groucho Marx, Woody Allen ma più di tutto i contorni di una realtà socio-culturale che nel suo insieme assomiglia più di quanto sia consentito ammettere a quella contemporanea.

Ambrose Bierce disse di sè, mi immagino orgogliosamente, di vendere insulti ma è proprio così che andrebbero chiamati?

Al lettore l’ardua sentenza.

Politico: (uomo politico). Anguilla che striscia nel fango su cui riposa la struttura dell’organizzazione statale. Quando si contorce, scambia i movimenti della sua coda per terremoti o minacce alla stabilità dell’edificio. In confronto allo statista, presenta il considerevole svantaggio di essere vivo.

 

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